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martedì 12 agosto 2008

Cosi' costruiro' un grande Catania





Vuole portare il Catania in Europa. Quello di Nino Pulvirenti, 46 anni, da cinque presidente del club etneo, non­ un sogno proibito. Quando rilevun Catania rivelatasi una scatola vuota e piena di debiti, promise la serie A in tre anni, centrando l'obiettivo con una stagione di anticipo. Ha sfatato un tabstorico, evitando la retrocessione dopo la promozione in A, cosa che non avveniva da 23 anni. Adesso il Catania, per il terzo anno consecutivo,­tra le grandi del calcio italiano, in futuro potrebbe affacciarsi anche in quello europeo.­ Perchno? sarnecessario un piazzamento di tutto rispetto ­, conferma il presidente che ha accompagnato la squadra nella mini-tournee in Romania con uno degli aerei della sua compagna.­ Dopo anni bui, cominciamo a vedere la luce. Gestire una societdi calcio­difficile per tanti club, alcuni sono costretti a chiudere bottega .

Si riferisce al Messina?
­Sono dispiaciutissimo per l'amaro epilogo. Con tre squadre siciliane in A stavamo dimostrando che si possono fare grandi cose pure al Sud. Restiamo noi e il Palermo dove Zamparini sta facendo bene. Siamo diversi nel modo di gestire e di apparire ma apprezzo molto il suo operato. Lei è abituato a delegare molto e appari­re poco.

«Ogni mia azienda è affidata a una perso­na che opera in piena autonomia dando con­to dei bilanci».

Nel calcio contano pure i risultati.
«Si ottengono come per qualsiasi azienda, attraverso organizzazione e programmazio­ne. Il presidente di solito è un appassionato ma in termini di competenze calcistiche è bene affidarsi a chi ne sa per davvero».

Lei ha scelto Pietro Lo Monaco che ha carta bianca.

«Il nostro rapporto è cementato da una crescita reciproca che va avanti da quando mi avvicinai al calcio professionistico con l'Acireale».

Poi ha rilevato il Catania di cui è stato ti­foso frequentatore della curva.

«Un aspetto che ha contato moltissimo perché solo un appassionato, innamorato della propria squadra poteva fare una pazzìa del genere».

Ma è stato ripagato in qualche senso?
«Tantissimo a livello di soddisfazioni ma si deve fare sempre meglio per raggiungere
traguardi importanti».
Nel futuro del Catania c'è un progetto am­bizioso legato al calcio e alle famiglie.
«Sarà realizzato un centro sportivo a Mas­sa Nunziata, una ventina di chilometri dal centro, con campi sportivi, foresteria, pisci­ne, palestre. Sarà pronta entro due anni».

Tempi approssimativi?
«No, perché l'opera è a carico del Catania, quindi di una società privata che ha l'inte­resse di realizzare il college entro i tempi stabiliti investendo circa 15 milioni di euro».

Finalità dell'opera?
«Tante. Valorizzare calciatori locali, dare la possibilità di fare sport a gente di ogni età, incentivare i genitori ad accompagnare i ra­gazzi ingannando l'attesa con attività sporti­ve e ricreative. Consentire alla società, con un patrimonio di questo valore, di avere maggiore solidità».

Si continuerà però a giocare allo stadio 'Massimino' che rischia di diventare picco­lo considerando che il Catania ha quasi 15mila abbonati.

«Non è facile realizzare un'opera che ri­chiede impegni economici rilevanti anche da parte di privati che vogliano investire. C'è un appeal ridotto per un'opera del genere».

Chi vuole seguire il Catania deve abbonar­si in fretta o vederlo in tv.

«La partita va vissuta da dentro. In serie A si apprezzano emozioni e spettacolo solo stando sugli spalti».

Come vede il futuro del calcio?
«E' l'unica bandiera rimasta in un mondo di rapidi cambiamenti. Ci si identifica con la propria città solo attraverso passione, calore, affetto espressi con il legame alla squadra».

E il futuro del Catania?
«Vogliamo fare meglio dello scorso anno e soffrire meno per la salvezza in uno dei tor­nei più difficili del mondo. Farne parte è qualcosa di straordinario. Abbiamo confer­mato Zenga apprezzando il lavoro svolto do­po l'interruzione del rapporto con Baldini. Ci serviva un uomo di carattere, carismatico, capace di portare esperienza, coraggio, tran­quillità. Ha fatto un ottimo lavoro e la confer­ma è stata conseguente».

Visto che il discorso non interessa il Cata­nia, può sbilanciarsi: chi vincerà lo scudet­to?

«La lotta è sempre tra le quattro grandi: Inter. Juventus, Milan, Roma. Nonostante il 7-0 rifilatoci due anni fa, apprezzo molto il calcio espresso dalla Roma che ha portato qualcosa di nuovo ma credo che i pronostici vadano all'Inter, considerando il budget di cui può disporre. Se potesse contare su que­gli stessi investimenti, chissà, pure il Catania potrebbe partecipare alla lotta per lo scudet­to, quindi il discorso ci interesserebbe, ecco­me ».

Tratto dal corriere dello sport

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